Mercoledì, 04 Maggio 2016 15:12

L'esperienza di un partecipante al progetto "HIHAM Hand in Hand Aganist Mafia"

Il movimento anti-mafia: una lotta con molte sfaccettature

di Carl Bradshaw, Società delle Relazioni Internazionali, Gothenburg

Mentre mi gusto un caffè e fumo una sigaretta in un piccolo bar in uno dei vecchi quartieri di Palermo, osservo le vie intorno a me, popolate da un gran numero di Vespe e di turisti. In qualche modo, gli aspetti moderni del capoluogo siciliano sembrano distanti e fuori luogo in un contesto dove il patrimonio storico e culturale hanno molto più di un semplice impatto emotivo su di me. I vicoli stretti, con il bucato ondeggiante steso dall’altra parte della strada, danno un’autentica atmosfera di una forte presenza storica. Cosa Nostra è vecchia tanto quanto molti di questi edifici che mi circondano ed è presente in Sicilia dalla metà del XIX secolo. Insieme ad altri quattro studenti di Gothenburg e circa trenta partecipanti di altri paesi europei, mi trovo qui per uno scambio internazionale promosso dal Programma Erasmus, dal nome Hand in Hand Contro la Mafia, il cui obiettivo principale è stato quello di promuovere i valori democratici per cercare sempre di più, di diffondere un modus operandi, contro la criminalità organizzata a livello europeo. E’ un dato di fatto, infatti, che il crimine organizzato sia una preoccupazione comune a molte nazioni europee e pertanto, iniziative come queste sono di grande importanza. Libera Palermo, l’associazione che sta dietro questo progetto, è una realtà locale facente parte dell’organizzazione nazionale Libera e che lavora su diversi fronti, per combattere la criminalità organizzata. Promuovere l’aumento dei salari minimi attraverso campagne sociali, organizzare eventi di promozione alla legalità, sono solo pochi esempi delle tante attività di Libera. Alcuni cambi strutturali della società potrebbero essere di vitale importanza per evitare la possibilità che i lavoratori con un salario minimo, considerino il crimine organizzato come una via che gli assicuri il loro legittimo “pezzo di torta”. Questo è un elemento fondamentale specialmente nel caso delle generazioni più giovani, bersaglio preferito della Mafia. Il Teatro Massimo, dove sono state girate le scene finali de “Il Padrino - parte III”, è a pochi passi da dove sono seduto. Da una parte, Cosa Nostra sembra assente, ma l’effetto della presenza della Mafia caratterizza Palermo e la società siciliana. Proprio dall’altra parte della strada da dove mi trovo, l’edificio è splendidamente decorato da incisioni. Come in altre parti del mondo, lo scopo delle immagini decorate è stato anche quello di sfidare i potenti e, in Sicilia, la principale forza da combattere è Cosa Nostra. Un’immagine che spesso raffigura la mafia è il polpo che con i suoi tentacoli, si propaga in tutte le direzioni, danneggiando così la società. Parlando con i siciliani, si può capire a cosa sia capace la Mafia. L’estorsione è comune a molti commercianti, quello che si chiama pizzo; se un negoziante si rifiutasse di pagarlo, probabilmente un “collaboratore” della Mafia potrebbe fargli visita, discutendo con lui circa i benefici che otterrebbe nel pagarlo. Se il pizzo continua a non essere pagato, il passo successivo potrebbe essere una finestra distrutta in mille pezzi o della colla messa nella serratura. L’interazione diretta con le vittime è da evitare per non essere smascherati.

L’immagine della Mafia, è stata un po’ romanzata: le varie generazioni sono state abituate ad una rappresentazione distorta della criminalità organizzata attraverso personaggi fittizi come Michael Corleone e Tony Soprano, ma la distanza tra finzione e realtà è significativa. I nostri stravaganti anti-eroi si dedicano ad attività illegali, come contrabbando, estorsione e omicidio, ma quello che li distingue dai veri mafiosi è che loro trasmettono una sorta di fascino. I veri mafiosi come Salvatore “Totò” Riina e Bernardo Provenzano, non fanno lo stesso effetto come le loro controparti televisive. Riina, spesso descritto come uno dei mafiosi più spietati di tutti i tempi, fu responsabile della morte di 100-200 persone, inclusi i due magistrati anti-mafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Ad eccezione di Cosa Nostra in Sicilia, le principali organizzazioni mafiose italiane consistono nell’Ndrangheta in Calabria, la Sacra Corona Unita in Puglia e la Camorra a Napoli. Accanto al pensiero comune, secondo cui le Mafie affondano i propri tentacoli nelle istituzioni e nella vita politica, Carina Gunnarsson, dell’Università di Uppsala, esperta del fenomeno antimafioso, spiega che il movimento contro la criminalità organizzata è un fenomeno da essere preso in grande considerazione a tutti i livelli della società.

Si parla di mafia dal 1860, quando il fenomeno nacque nelle campagne per poi diffondersi anche in città, accanto al quale ci sono sempre stati dei movimenti antimafiosi che nel corso delle decadi hanno dato vita a realtà sempre più strutturate e conosciute.

 “Addiopizzo” è un esempio perfetto che illustra questa battaglia al crimine organizzato. Durante gli ultimi dieci anni ha riscontrato una risposta forte e chiara dai cittadini. Lavorando insieme ai commercianti che non vogliono pagare il pizzo, colpiscono Cosa Nostra ad un livello economico  così dimostrando che fronteggiare la criminalità organizzata, è possibile. Il fatto che l’iniziativa sia  partita da cinque giovani attivisti nel 2004, mostra che un’azione mossa da poche persone può avere un impatto grande. Il motto dell’associazione è “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.

Nel corso degli ultimi venti anni, Cosa Nostra ha messo in atto una strategia il cui obiettivo è quello di tenere un “profilo basso”; alcuni sostengono che la protesta pubblica del 1992, in seguito alle uccisioni dei due magistrati anti-mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, abbia imposto alla Mafia di attuare questa strategia. Nel corso del tempo, la situazione con Cosa Nostra è radicalmente cambiata; le iniziative per contrastare il crimine organizzato sono state organizzate dal Governo Italiano ma, per un lungo periodo, i Democratici Cristiani a Roma si sono coalizzati con le stesse forze che sostenevano di voler combattere. E’ difficile dire fino a che punto la Mafia abbia avuto ed abbia rapporti con i politici, forze dell’ordine e altre istituzioni politiche, ma è chiaro comunque che la società civile gioca un ruolo fondamentale. Mentre per alcuni siciliani l’argomento “Mafia” è  ancora un tabù, altri hanno deciso di fare qualcosa di concreto: Alessandro è uno di questi. Dopo che uno dei suoi familiari morì in una sparatoria, per le strade di Palermo, decise di intraprendere la lotta contro il crimine organizzato. La classica situazione in cui vieni ucciso perché ti trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Una tecnica comune ai clan mafiosi è, infatti, sfruttare i cittadini, utilizzandoli come scudo contro le forze dell’ordine o altri gruppi mafiosi con cui combattono. Alessandro non è solo nella sua lotta ma fa parte dell’associazione anti-mafia Agende Rosse che ha l’obiettivo di proteggere le persone che potrebbero essere colpite dalla Mafia. Attualmente sono molti i cittadini che combattono contro la Mafia con impegno. Questa lotta ha molte sfaccettature e anche i gesti più “piccoli” sono importanti.

E’ inoltre utile ricordare che la mafia non esiste solo nel Sud Italia ma anche in molti  paesi europei. I governi e i cittadini di tutta Europa dovrebbero finalmente capire l’importanza della lotta al crimine organizzato. Aggiungo inoltre che il supporto della Commissione Europea per la produzione di questa pubblicazione non influenza quanto contenuto in questo articolo, in quanto frutto del pensiero degli autori e, pertanto, la Commissione non può essere ritenuta responsabile per qualsiasi uso fatto delle informazioni ivi contenute.

Carl Bradshaw, Società delle Relazioni Internazionali, Gothenburg. 

 

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